Rigenerazione urbana: esempi virtuosi di riqualificazione

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La rigenerazione urbana è un tema rilevante nella pratica urbanistica, ma soprattutto può essere intesa a tutti gli effetti una politica per uno sviluppo sostenibile delle città.

Recuperare gli spazi abbandonati dai processi produttivi o restituire nuova qualità ambientale, economica e sociale a quartieri degradati risponde perfettamente al concetto della città sostenibile, limitando la dispersione urbana e riducendo gli impatti ambientali insiti nell’ambiente costruito. Il consumo di suolo, non precedentemente urbanizzato, pone infatti la questione dei costi vivi diretti e indiretti per l’ambiente, che non possono essere sottovalutati se la prospettiva in cui ci poniamo è quella della sostenibilità.
Altro tema di rilievo per la rigenerazione urbana è la costruzione di opportuni processi decisionali inclusivi. La partecipazione dei cittadini,  è sicuramente un elemento importante su due piani: da una parte per individuare, appoggiare, sviluppare e sostenere politiche di sostenibilità, dall’altra come strumento per giungere a soluzioni condivise. Va detto però che la partecipazione per essere efficace ed efficiente ha necessità di essere una pratica continua e ricorrente.

Non sfugge a nessuno, infatti, e tutti possono riferirsi alla propria esperienza personale, che gli spazi urbani di piccoli comuni o grandi metropoli sono diventati sempre meno capaci di liberare e assecondare la creatività degli abitanti che appaiono piuttosto chiusi in gabbie penose. Il persistente rifiuto, consapevole o meno, il più delle volte ideologico, di ricorrere a moderne tecniche di gestione ha infatti ingessato ogni attività limitando la capacità di creare ricchezza.

Le città, insomma, chi più chi meno, sono piombate in un caos amministrativo che rende davvero difficile intervenire per la migliore e più veloce soluzione dei problemi con il risultato di diventare repulsive laddove sono sorte per accogliere uomini e risorse. I disagi di sistema si sommano alle sofferenze quotidiane nella pericolosa accettazione di una normalità scadente.

E invece no, non è così che deve andare. Un territorio che riesca ad attrarre lavoratori e imprese innovative può vedere la propria economia evolvere in direzioni che lo renderanno progressivamente più attraente e non solo per i propri cittadini-utenti. Le città posso trasformarsi nuovamente in luoghi di benessere, incubatori d’iniziative intelligenti e applicazioni evolute.

La riqualificazione può portare grandi benefici, non solo estetici, ma anche e soprattutto socio-economici. In diverse realtà territoriali, la riqualificazione territoriale, attraverso processi di rigenerazione, hanno portato grandi benefici, non solo estetici, ma anche e soprattutto socio-economici.

Alcuni esempi:

Le “Cooperative di Comunità” (C.D.C.)
Sono un progetto imprenditoriale finalizzato a fornire alle comunità locali, soprattutto dei piccoli comuni della aree “interne”, uno strumento per mantenere il livello essenziale dei servizi e per curare e valorizzare il territorio. Una risposta ai processi di impoverimento, spopolamento e abbandono che caratterizzano tante parti del nostro Paese, e che sono enfatizzati dall’attuale crisi economica e finanziaria, che tra le altre cose sta comportando una riduzione delle risorse a disposizione delle amministrazioni locali per mantenere i servizi pubblici essenziali.

 XFood-Qualcosa di Diverso
Si tratta di un vero e proprio miracolo Italiano. Da grande stabilimento enologico in disuso ad officina di idee e iniziative socio-culturali. La società Sandei srl. e le associazioni culturali di San Vito, hanno deciso di dare nuova vita a questo posto. Lo hanno ristrutturato attraverso l’autocostruzione e la progettazione comune degli spazi. <<Si fanno guidare da un gruppo di architetti e riciclano materiali, condividono attrezzi, competenze: la comunità di San Vito abbatte i costi collaborando. Si stringe intorno a questo posto e lo fa suo. In due anni, ma anche meno, in questo spazio si aprono una scuola di musica, una scuola di scherma, un laboratorio di foto e video, un laboratorio di artigianato, un corso di parkour, un bar e il primo ristorante a km zero in cui il personale di sala e di cucina sarà costituito prevalentemente da disabili. Il ristorante si chiama “XFood, Qualcosa di diverso”

Albergo Diffuso
Si tratta di una proposta concepita per offrire agli ospiti l’esperienza di vita di un centro storico di una città o di un paese, potendo contare su tutti i servizi alberghieri, cioè su accoglienza, assistenza, ristorazione, spazi e servizi comuni per gli ospiti, alloggiando in case e camere che distano non oltre 200 metri dal “cuore” dell’albergo diffuso: lo stabile nel quale sono situati la reception, gli ambienti comuni, l’area ristoro. Ma l’AD è anche un modello di sviluppo del territorio che non crea impatto ambientale. Per dare vita ad un Albergo Diffuso infatti non è necessario costruire niente, dato che ci si limita a recuperare/ristrutturare e a mettere in rete quello che esiste già. Inoltre un AD funge da “presidio sociale” e anima i centri storici stimolando iniziative e coinvolgendo i produttori locali considerati come componente chiave dell’offerta. Un AD infatti, grazie all’autenticità della proposta, alla vicinanza delle strutture che lo compongono, e alla presenza di una comunità di residenti riesce a proporre più che un soggiorno, uno stile di vita. Proprio per questo un AD non può nascere in borghi abbandonati.

Riuso del paesaggio in abbandono
“Riuso del paesaggio in abbandono è una nascente rete italiana che mette insieme competenze e proposte, che vanno al di là dello specifico architettonico, per riutilizzare l’enorme patrimonio di edifici abbandonati a partire da strumenti ricorrenti e con il coinvolgimento delle comunità locali.”

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